Cinque anni fa ho comprato la mia prima casa. Mi sono detta: la arredo piano piano, per come la sento davvero. Volevo evitare l’errore di riempirla in fretta con scelte non mie.

Sono passati cinque anni. La casa era rimasta praticamente com’era il primo giorno. Nel frattempo avevo costruito una board Pinterest piena di idee bellissime, e nessuna idea concreta su come portarle davvero nelle mie stanze.

Qualche settimana fa ho chiamato una interior designer. Non mi ha proposto soluzioni. Mi ha fatto domande: come vivo gli spazi, cosa faccio la mattina in cucina, dove mi siedo quando torno stanca la sera. Da quelle domande è nato un progetto che io, da sola, in cinque anni, non ero riuscita a immaginare. I lavori sono appena iniziati e sembra già un’altra casa.

Racconto questa storia perché nei percorsi di coaching che seguo vedo lo stesso schema, quasi identico, applicato alla leadership.

Il problema non è la mancanza di idee

I manager con cui lavoro sanno più o meno che leader vorrebbero essere. Presenti, chiari, capaci di far crescere le persone invece di sostituirsi a loro. Hanno letto libri, seguito corsi, osservato altri leader che stimano. La loro board Pinterest mentale è piena.

Il problema è quello che succede tra l’idea e la pratica quotidiana. Si procede per tentativi. Si copia uno stile visto altrove, si prova un approccio, si corregge quando qualcosa va storto. Nel frattempo il team resiste, o resta fermo, o fatica a fare quel passo in più che servirebbe. E la board resta piena di idee non realizzate, esattamente come la mia casa.

Non è un problema di volontà o di intelligenza. È che nessuno ha mai fatto a questi manager le domande giuste per trasformare quelle idee in un progetto eseguibile. La designer non ha aggiunto altre idee alla mia board. Ha usato le domande per capire quali erano già mie e come portarle nella mia vita reale.

Cosa succede davvero in un percorso di coaching individuale

Nei percorsi one to one non porto un modello di leadership da applicare. Parto da dove sei tu adesso, e uso un protocollo in cinque passaggi per capire cosa stai già facendo bene, cosa ti blocca davvero, e quale primo passo concreto puoi fare questa settimana.

  • STOP. Fermare il pilota automatico. Prima di cambiare qualcosa, bisogna accorgersi di essere in una reazione automatica, non in una scelta.
  • SEE. Osservare dove va davvero la tua attenzione, non dove pensi che vada. Questo è quasi sempre il passaggio più scomodo, e il punto dove la maggior parte dei manager si scopre più lontana dall’immagine che ha di sé.
  • CONNECT. Comunicazione etica e ascolto profondo. Non la comunicazione che serve a farsi capire più in fretta, quella che serve a capire prima di essere capiti.
  • DELEGATE. Assegnare responsabilità reale, non compiti da controllare a distanza. Ogni volta che risolvi un problema al posto del tuo team, stai allenando una dipendenza, e questo passaggio serve a smontarla.
  • SUSTAIN. Rendere sostenibile il cambiamento. Un comportamento nuovo che dura una settimana non è ancora leadership, è un buon proposito. Sustain è dove si standardizza quello che ha funzionato.

La prova che questo funziona, non solo che suona bene

Con uno dei miei coachee ho misurato questi cinque punteggi due volte: all’inizio del percorso e a luglio, dopo alcuni mesi di lavoro insieme. Il grafico che accompagna questo articolo mette a confronto i due momenti.

La crescita c’è su tutte e cinque le dimensioni, ma non nella stessa misura. STOP e CONNECT sono passati entrambi da 3,6 a 4,2: erano già le aree più solide in partenza, e sono cresciute in modo lineare. DELEGATE è passato da 3,4 a 3,8, SUSTAIN da 3,2 a 3,8, il progresso più consistente su un comportamento che di solito è il più difficile da mantenere nel tempo.

Il salto più netto però è su SEE: da 1,8 a 3,0, quasi il 70% in più. Era il punteggio di partenza più basso in assoluto, ed è coerente con quello che vedo quasi sempre in aula e in coaching: la capacità di osservarsi prima di reagire è quella su cui si lavora meno per conto proprio, perché richiede uno sguardo esterno che aiuti a vederla.

Questo dato conta più di qualsiasi teoria. Non sto descrivendo un modello astratto di leadership migliore. Sto descrivendo cosa cambia, misurabilmente, quando qualcuno ti fa le domande giuste al momento giusto, nell’ordine giusto.

Da dove cominciare, anche senza un coach

Non tutti possono o vogliono iniziare subito un percorso individuale. Se vuoi provare a lavorare da solo su questi cinque passaggi, comincia da uno soltanto: SEE.

Per una settimana, alla fine di ogni giornata, scriviti una riga su dove è finita davvero la tua attenzione, non dove pensavi dovesse andare. Non giudicarla. Osservala. È lo stesso esercizio che ho fatto io con la mia designer quando mi ha chiesto come vivo davvero la mia casa, non come vorrei viverla.

La differenza tra chi resta bloccato per anni e chi si sblocca in poche settimane raramente è la quantità di idee. Io di idee per la casa ne avevo fin troppe. Il punto era che nessuno mi aveva mai aiutata a trasformarle in qualcosa di reale.

Tu hai una board Pinterest della tua leadership che non sei ancora riuscita a realizzare? Qual è la prima domanda che, se qualcuno te la facesse oggi, ti costringerebbe a vedere qualcosa che finora hai evitato di guardare?

Se vuoi parlarne, scrivimi. È esattamente il punto da cui iniziano i percorsi di coaching individuale che seguo.

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